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La terza vita di Cuffaro liberato: farà il medico volontario in Africa

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Posted on: 12/13/15
C'era una volta un presidente della Regione votatissimo e amatissimo dai siciliani che si chiamava Salvatore Cuffaro, detto Totò, vasa vasa (bacia bacia, ndr) perché salutava baciandoli i suoi interlocutori. E c'era una volta anche un detenuto esemplare, Salvatore Cuffaro, ex governatore di Sicilia, che il 22 gennaio del 2011 si è presentato spontaneamente in carcere appena condannato a 7 anni per un favoreggiamento aggravato alla mafia che fa acqua da più parti.Ma adesso nasce un terzo Salvatore Cuffaro. Perché oggi, espiata tutta la sua pena (un unicum nel panorama politico), Cuffaro esce definitivamente dal carcere di Rebibbia in cui è stato rinchiuso per quasi cinque anni (4 anni e undici mesi, ha avuto solo gli sconti previsti dalla legge) e torna libero. Non più, anzi mai più politico, ma medico volontario in Burundi, in un ospedale che lui stesso, da governatore, ha finanziato e fatto costruire.Un vecchio film di Ciprì e Maresco aveva come titolo «Totò che visse due volte». E invece Totò Cuffaro, a 57 anni, è alla sua terza vita. Visibilmente dimagrito, una quasi laurea in Giurisprudenza (ha dato tutti gli esami, gli manca solo la tesi) conquistata durante gli anni in carcere trascorsi a studiare e a scrivere libri - l'ultimissimo, L'uomo è un mendicante che si crede di essere Re, è in corso di stampa, i proventi delle prime mille copie serviranno a costruire un campo di calcetto per i detenuti di Rebibbia - l'homo novus Salvatore Cuffaro che oggi lascia il carcere ha deciso, da tempo, due cose: mai più politica e volontariato, all'ospedale «Ibitaro Cimpaye Sicilia» di Rusengo, nella provincia di Ruyigi, in Burundi.Lo ha voluto lui nel 2005 quando era governatore, quell'ospedale. Un «Dono di Dio» (questo significa Cimpaye) dedicato al Beato Giovanni Paolo II donato alla curia di Ruyigi in cui il nuovo Totò Cuffaro l'Africano vuol dare il suo contributo di medico e volontario. Un ritorno alle origini per certi versi, visto che nel 1987 l'allora enfant prodige della Dc Salvatore Cuffaro il volontario lo fece, in India, con Madre Teresa di Calcutta.Mai più politica, ha giurato più volte Cuffaro. E in effetti, almeno lui, ha pagato un prezzo altissimo. Non solo per la sua vicenda giudiziaria quasi kafkiana (la ricostruisce un libro di Simone Nastasi pubblicato qualche giorno fa per la Bonfirraro editore, Cuffaro, tutta un'altra storia: la verità sul processo al presidente dei siciliani) con la «prova regina» dell'aggravante mafiosa, l'intercettazione ambientale in casa del medico boss Giuseppe Guttadauro, che non regge e in cui il nome Cuffaro non c'è, tanto che il Pg della Cassazione aveva chiesto che l'aggravante mafiosa fosse eliminata.No, il Cuffaro detenuto ha finito col pagare soprattutto l'essere stato un potente, anzi il governatore più potente e amato di Sicilia. Ha finito col pagare una foto, quella che lo ritrae con un vassoio di cannoli in mano nel giorno della prima condanna, in cui lui non stava festeggiando alcunché, ma per la quale è stato messo in croce. Ha pagato, il detenuto Cuffaro. Forse ha pagato anche il nome. Un anno fa, pur essendo un detenuto esemplare (gliene ha dato atto persino il giudice di Cassazione che lo ha condannato, quell'Antonio Esposito reso celebre dalla sentenza Berlusconi sui diritti tv), gli è stato negato l'affidamento ai servizi sociali. E gli è stato anche negato il permesso di far visita alla madre novantenne, la maestra in pensione Ida. Più crudele del no al permesso, la motivazione: la mamma ha la demenza senile, magari non lo riconoscerebbe.Ma non si è mai lamentato, il detenuto Cuffaro.Neppure quando la giustizia gli ha impedito di arrivare in tempo al funerale del padre, morto il 31 dicembre del 2012: il permesso arrivò tardi, era Capodanno, riuscì solo ad assistere alla tumulazione. Ha accettato tutto, Cuffaro, sino in fondo. Una lezione di dignità riconosciuta pure dagli avversari. Uscirà stamattina, il nuovo Salvatore Cuffaro. Ad attenderlo i familiari. Top secret il programma. Anche se è facile immaginarlo: a Raffadali, da mamma Ida che lo aspetta da tempo. E che finalmente smetterà di lamentarsi perché quel figlio non va mai a trovarla.




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