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La bibbia delle minori nude: ecco cosa rischia chi la utilizza

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Posted on: 05/08/16
“Denunciate pure”. E ancora: “Possono scrivere quanto vogliono, non ci prenderanno mai”. Frasi ripetute più e più volte volte nei commenti di Facebook e nelle chat di Telegram. Non curanti, o forse più disinteressati, a quello che effettivamente rappresenta la "bibbia 3.0". Un immenso file online di foto e video pedopornografici che ha fatto il giro dei social network e dei gruppi WhatsApp.Il dossier hard, strumento di umiliazione di migliaia di ragazzine, per gli internauti non è nient'altro che un gioco. Come peraltro è, secondo il loro parere, la denuncia de ilGiornale.it. Una specie di sfida: “Adesso continuo a condividerla, che mi vengano a prendere” dice un utente e amministratore di un gruppo Telegram. E ancora: “Lasciateli scrivere, noi troviamo la versione 3.1, forza!”.Eppure non stiamo parlando di un gioco. Perché la "bibbia" è questo: un puzzle deviato, fatto per divertimento e stupidità: una montagna di file, oltre 10mila documenti che dipingono un'orrore pornografico di 4 Gb.Ma c'è chi, come un ragazzo del 1989 e studente di giurisprudenza, dice di “avere la coscienza a posto, di sentirsi tranquillo”. Una dichiarazione sicura, forse troppo. Potrebbe essersi dimenticato di ripassare il codice penale. Infatti, come ci spiega l'avvocato Pesciarelli, “le foto e video contenuti nell'archivio denominato “bibbia 3.0" (ma anche le versioni precedenti) sono tutte situazioni irrispettose dell'articolo 600ter del codice penale”. E qusto è quello cui potrebbero andare incontro gli autori del file originale caricato in dropbox. Per quanto riguarda, invece, “la persona che ha caricato i file sul Google Drive", scaricandoli dall'originale e rendendoli disponibili su un altro sistema di archiviazione, "rischia una pena da 1 a 5 anni e una multa da 2500 euro a 25 mila”.Questo ragazzo - che ilGiornale.it è riuscito a contattare e che ha ammesso di aver creato l'archivio in Drive - anche se afferma di aver commesso "una leggerezza" nel "non controllare cosa ci fosse nel file" ha agito come "una cassa di risonanza - spega il penalista - favorendone la fivulgazione”. “Questa - continua l'avv. Pesciarelli - è una condotta sanzionata dall'articolo 600ter del codice penale. Per chi fruisce e scarica l'archivio digitale della ‘bibbia' rischia una condanna di 3 anni per detenzione di materiale pornografico (600quater c.p.)". Ma non solo. "La divulgazione di questi file - aggiunge il penalista - integra anche la diffamazione. Tra l'altro aggravata dall'utilizzo per mezzo telematico, poichè è un'offesa all'onore e all'integrità della persona (595 c.p.).”.




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