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Bologna, lo studio sulle scuole: Teoria gender in 76% dei casi

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Posted on: 09/14/17
Che l'Emilia Romagna sia una delle regioni all'avanguardia nel proporre temi sul gender è ormai cosa nota. Lezioni, teatro, attività sull'omologazione dei sessi nascoste in corsi di educazione sessuale e via dicendo. E soprattutto non è un mistero che spesso tali progetti vengano nascosti ai genitori, estromessi dalle decisioni cardine sul processo educativo dei loro figli.Due anni fa alcuni docenti delle scuole bolognesi si ribellarono per l'imposizione calata dall'alto di progetti educativi realizzati, senza il consenso dei docenti, utilizzando il manuale "W l'amore", una sorta di compendio dell'ideologia gender. All'interno si parla di masturbazione, malattie veneree, sesso anale e di come ogni bimbo possa scegliere a piacimento la propria identità. Poi nel gennaio scorso scoppiò la bufera per la decisione di alcuni istituti di portare gli alunni (all'insaputa dei genitori) a vedere lo spettacolo teatrale Fa'affafine incentrato sulla storia di Alex, un bambino biologicamente maschio, ma che si "sente" anche femmina: nei giorni pari preferisce mettere le scarpe da calcetto, in quelli dispari il vestitino da principessa.E così per combattere quello che molti cattolici considerano un vero e proprio "indottrinamento", il Comitato "Difendiamo i nostri figli" di Bologna ha deciso di realizzare una mappatura degli istituti scolastici provinciali. "È sembrato opportuno proporre alle famiglie bolognesi un sintetico strumento di verifica e reperimento dell'attività delle scuole", scrivono nella presentazione gli autori dello studio. Il comitato ha verificato se nel PTOF (Piano Triennale dell'Offerta Formativa), nei POF o in singoli progetti siano presenti "elementi o attività potenzialmente intese a favorire la diffusione dell'ideologia gender".Tutto ruota attorno alla legge sulla Buona Scuola approvata dal governo Renzi per volere del ministro Stefania Giannini. Al comma 16 si legge: "Il piano triennale dell'offerta formativa assicura l'attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l'educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni". Intento lodevole, ma che secondo molti osservatori apre a "storture applicative" che vanno al di là della sensibilizzazione contro la violenza e scadono nella somministrazione ai ragazzi della teoria gender. "Anche espressioni dall'apparenza innocua o tratte dalla legge sulla c.d. ”buona scuola” - spiega David Botti, referente provinciale "Comitato Difendiamo i nostri figli - Family Day" - possono essere utilizzate come 'grimaldello' per aprire la strada ad attività di accettazione e/o sperimentazione dell'ideologia". Un esempio? Spesso il gender si insinua nei progetti di educazione sessuale (vedi "W l'Amore") oppure in quelli contro il bullismo.Se dunque nei Ptof c'è un richiamo alla Buona Scuola, allora è probabile che vi saranno iniziative a rischio indottrinamento. E così gli istituti sono stati classificati in base al livello di attenzione che la famiglia deve fare una volta iscritto il figlio: verde, se non vi sono richiami alla legge; giallo, se sono stati trovati indizi; rosso, se la normativa è indicata e applicata. Il dato che ne ermerge fa impressione: su 113 scuole controllate, solo 18 sono da bollino verde, ben 41 contraasegnate in giallo e 45 con il rosso. A somme fatte significa che 86 istituti (il 76%) presenta gravi indizi sulla presenza della teoria gender tra i banchi.Facciamo qualche esempio. Accade che al Liceo Classico Minghetti, stando al dossier del comitato, nel Ptof sia indicata la possibilità per gli studenti "di trattare tematiche di genere in orario scolastico senza il preventivo consenso dei genitori". E sempre nella stessa scuola esistono oltre sei attività extracurricultari "filo-gender", tra cui alcune appaltate all'Arcigay e finalizzate alla "destrutturazione degli stereotipi di genere (...)" e ad "approfindire le questioni di genere, corporeità, orientamento sessuale". E ancora il corso di "Hip Hop condiviso" all'I.C.N di via Finelli per educare al senso "di una identità rispettosa delle differenze di genere"; oppure il progetto di prevenzione contro il bullismo a sfondo omofobico al PCE Turistico Aldovrandi-Rubbiani gestito dal Comitato Provinciale Arcigay "Il Cassero", lo stesso circolo - per dire - in cui venivano realizzati party in maschera con invitati vestiti da Gesù e che mimavano pratiche sessuali con una grossa croce. Alla faccia dell'educazione.




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