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Anche le telefonate mute sono molestie. Lo dice la Cassazione

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Posted on: 04/16/18
Alzare la cornetta, comporre un numero, lasciar squillare il telefono e riagganciare non appena lo sfortunato dall'altra parte del filo risponde non è più uno scherzo. Le telefonate mute non sono più solo uno scherzo.Lo sa bene un quarantenne di Parma che è stato rinviato a giudizio, come riporta Il Messaggero, da una sentenza della Corte di Cassazione, sostenendo che scherzi del genere possono costituire reato.I fatti giudicati dalla Corte risalgono all'ottobre del 2011 quando, spinto dall'esasperazione, l'uomo ha iniziato a importunare i vicini con decine di telefonate, durante le quali non pronunciava neanche una parola, ma si limitava a riagganciare non appena dall'altra parte della ornetta risuonava un "Pronto?". A detta del quarantenne, tale comportamento sarebbe la vendetta per il comportamento dei condomini che lo tormentavano con rumori molesti: dai ticchettio dei tacchi a spillo, alle porte sbattute violentemente, fino alle tapparelle alzate e abbassate in piena notte. I dispetti tra i condomini vanno avanti per mesi e, tre anni dopo, la lite si trasferisce nelle aule del Tribunale. Il 29 gennaio del 2016 arriva l'assoluzione per il quarantenne, perché a detta dei giudici aveva agito in reazione "allo stato d' ira determinato da un fatto ingiusto altrui", ma i vicini decidono di fare ricorso.Il caso arriva così fino alla corte di Cassazione che definisce il comportamento dell'imputato "qualificabile come molestia", perché "non sarebbe emerso alcun comportamento illecito posto in essere dai vicini, nemmeno la violazione del regolamento condominiale".La ricostruzione dei giudici che avevano assolto l'uomo, evidenziando che la sua condotta non può essere attribuita a "biasimevoli motivi", cioè originata da futili eventi, ma è stata provocata, è stata smontata dall corte suprema. Gli ermellini, infatti, sostengono che "l' esimente della provocazione" è applicabile solo in caso di diffamazione, e non per il reato di molestie, che punisce "un fatto recante disturbo alla quiete di un privato". Inoltre, per far valere l'esimente della provocazione è necessario che la reazione sia immediata. In questo caso, invece, essa è stata costantemente ripetuta nel tempo e la reazione è diventata vendetta.Il caso è stato quindi rimandato di fronte al tribunale civile competente, che dovrà stabilire se i vicini abbiano diritto a un risarcimento danni per le telefonate moleste.Non è la prima volta che la Cassazione si esprime su telefonate anonime. Già nel 2016 i giudici avevano disposto il blocco delle telefonate mute provenienti dai call center delle aziende. In un'altra sentenza, gli ermellini hanno dichiarato che chiamare un numero e riagganciare senza parlare può costituire il reato di stalking, se si tratta di un comportamento ripetuto frequentemente.




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