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Allegri, Sarri, Conte: terremoto in panchina dopo la scossa Enrique

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Posted on: 03/03/17
Vincere, convincere, giocare bene e perdere la panchina. Per scelta propria o altrui, poco importa. È questo il paradosso che offre il calcio di oggi, tra chi decide di lasciare il progetto sportivo in corso e chi la riconferma non se la guadagna nemmeno con una stagione ad alti livelli.La genesi di quello che si preannuncia come un vero e proprio risiko sono state le dimissioni di Luis Enrique da tecnico del Barcellona: confermate dal diretto interessato, stanco mentalmente di una piazza che ti sacrifica sull'altare del tikitaka e dell'obbligo al successo e ti spinge al crack nervoso.La panchina blaugrana sarà la più ambita e la più fascinosa, ma la storia insegna che da quelle parti, di norma, ad allenare ci finiscono tecnici di casa (Guardiola, Luis Enrique), oppure olandesi (Cruijff, Van Gaal, Rijkaard) mentre è andata decisamente male ai sudamericani (chiedete al Tata Martino). E quindi salgono le quotazioni di Ronald Koeman, oggi all'Everton, mentre alla finestra rimangono Sampaoli, Valverde e Allegri.Perché vincere non sempre porta alla riconferma. L'ex tecnico del Milan sa che la sua Juventus, a meno di clamorosi scossoni, porterà a casa il sesto scudetto consecutivo; ma qualcosa in casa bianconera s'è inceppato, come confermano i tanti litigi, più o meno mascherati e intensi, con i vari Dybala, Bonucci, Lemina, Evra, Marotta e Paratici nel corso della stagione. Lui studia l'inglese e strizza l'occhio alla Spagna, in attesa di capire cosa accadrà all'Arsenal. Dove i tifosi, tramite una marcia di protesta ad personam, hanno lasciato intendere che l'era Wenger è giunta al termine. Ma l'allenatore livornese piace anche a Florentino Perez, il quale però non si libererà di Zidane fintanto che continuerà a vincere.E che dire di Stefano Pioli, un altro dei tecnici messi sulla graticola per due sconfitte contro Juventus e Roma arrivate al termine di una rincorsa incredibile. La sua permanenza in nerazzurro è in bilico: Suning pare pronta a riportare in Italia Antonio Conte, il quale però vorrebbe impegnarsi almeno un altro anno con i Blues e tentare la scalata a quella Champions League che, di certo, non potrebbe vincere nel breve periodo con l'Inter.Non basta vincere e lo sanno bene anche Spalletti e Sarri, che per diversi motivi potrebbero lasciare Roma e Napoli: il primo non ha ancora firmato con la Roma e manda avanti il rinnovo di Totti. La Juventus è la soluzione privilegiata del tecnico di Certaldo, società dove per solidità e qualità del materiale potrebbe togliersi molte soddisfazioni. Il secondo, invece, reduce da una serie di prestazioni con errori difensivi, calo fisico e recriminazioni su rigori non concessi e subiti, ha la sua spada di Damocle in un rapporto personale e professionale ormai ai minimi termini con De Laurentiis palesato addirittura in diretta tv. Insomma, quando vincere e giocare bene non ti consente di poter programmare il futuro. Con i primi tre tecnici della Serie A che rischiano davvero di non essere confermati sulle rispettive panchine.




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